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Prima Lettura (1994 – 1996)

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Prima Lettura (1994 – 1996)

Prima lettura (First reading) (1994-1996)

This body of work started on April 14th, 1994. For the umpteenth time I encountered one of those magic situations to wich my nature, or that particular period, had brought me. After letting myself get drunk with this atmosphere and finding myself completely exhausted, I realized that I couldn’t photograph any longer in the way I had done untill than. All that I shot was visible every day, but “just to look” wasn’t enough. Neither was it enough to know how to look. After each shot I would raise my incredulous gaze to see if somebody around there…but nobody had seen it. “A” as an Apparition (Apanages?) or, perhaps, great occasions, I don’t know how to explain it.

So I shot a series of photographs and by putting them out of focus, I tried to make the probabile subject lose its visual body and features and gain its own spirit.

The look of things, wich imposes and erect barriers, act as an incentive e to overcome outward appreance. In fact our gaze should continually delve beyond it. In my images I try to make my gaze wander, dematerializing (at the beginning almost totally) what my eyes -or only my heart- can see.

Exposing the film in this way was an excuse to expose myself (to myself) in this sincere, personal FIRST READING, without the anxiety that comes with possessing those situations.

Mauro Fiorese, Milano 1995

Questa ricerca iniziò il 14 Aprile 1994 quando, per l’ennesima volta, mi imbattei in una di quelle magiche situazioni in cui, vuoi la mia indole o vuoi il periodo, mi aveva condotto. In fondo io, nell’ubriacarmi di una simile atmosfera per poi trovarmi del tutto esaurito, capii che non bastava fotografare come avevo fatto fino ad allora.

Tutto ciò verso cui tendevo era li, ogni giorno, ma non bastava guardare. E nemmeno saper guardare. Dopo lo scatto, allora, alzavo lo sguardo incredulo attorno a me, quasi ad ispezionare se qualcuno…ma nessuno l’aveva vistA.

“A” come apparizioni (appannaggi?) o forse solo grandi occasioni, non so spiegarmelo. Sono, dunque, arrivato a realizzare una serie di immagini in cui, nello sfuocare, c’era il tentativo di far perdere visivamente il corpo e le sembianze del probabile soggetto per fargli/le acquistare un suo spirito.

E’ l’apparenza delle cose che, imponendosi ed ergendosi come una barriera, diventa uno stimolo per sforzarsi a valicarla. Oltre essa, infatti, lo sguardo dovrebbe scavare continuamente e nelle mie immagini cerco di farlo viaggiare, smaterializzando (all’inizio nella quasi totalità) quello che i miei occhi-o forse solo il mio cuore- erano riusciti a scorgere.

Esporre la pellicola in questo modo è stato il pretesto per esporre me stesso (A me stesso) in questa sincera, personale, mia PRIMA LETTURA, senza l’ansia di voler possedere quelle situazioni.

Mauro Fiorese, Milano 1995

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